CENSIS – 53° Rapporto 2019

Il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase di eccezionale trasformazione che stiamo vivendo da un decennio.

Le Considerazioni generali introducono il Rapporto descrivendo le piastre di sostegno, i soggetti e i processi per arginare la deriva verso il basso. Nella seconda parte, La società italiana al 2019, vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno in una società ansiosa macerata dalla sfiducia: la solitaria difesa di se stessi degli italiani ‒ esito del furore di vivere e di stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro ‒, le responsabilità collettive eluse, ma anche i grumi di nuovo sviluppo. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

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5. Il franare in giù è stato in parte interrotto grazie alla ricostru­zione o al rattoppo di alcune piastre di sostegno cui ancorare non una nuova fase di crescita, ma almeno un cambio di rotta rispetto alla direzione attuale.

Una prima piastra è nella dimensione manifatturiera, industria­le, del nostro sistema produttivo e nella sua capacità di innovare e, almeno in parte, di trainare la crescita. Le nubi nere all’orizzonte dell’economia mondiale e le ipotesi di una nuova guerra dei dazi e delle valute, subdola e silenziosa, alimentano a ragione tanti interrogativi sulla capacità di resistenza delle industrie italiane, ma non c’è dubbio che nell’arena internazionale il nostro Paese, con le sue fabbriche, esprime ancora un’idea forte di qualità e di capacità competitiva.

Una seconda forma di piastra di ancoraggio per limitare il trascinamento verso il basso è nel consolidamento strutturale in alcune aree geografiche vaste del nostro Paese: dal nuovo triangolo industriale tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna alla fascia dorsale lungo l’Adriatico. Con un tasso di crescita del prodotto interno e dei consumi paragonabile alle migliori regioni europee, in zone puntuali ma significative, la riaffermazione della base geografica dello sviluppo, anche quando è a scapito di altre parti del Paese, segnala che l’appartenenza territoriale ridona vigore alla crescita.

La terza piastra è la nuova sensibilità ai problemi del clima, della qualità ambientale e della tutela del territorio, anche in risposta a stimoli non solo interni. Restano certo irrisolti i nostri problemi di fragilità strutturale dell’ambiente naturale e costruito, ma è fuori di dubbio che la speranza di provare, almeno in parte, a metterci mano muove a una spontanea e diffusa partecipazione. L’economia circolare è ancora un tema buono per convegni e dibattiti pubblici, ma la mobilitazione sull’ambiente come potenziale sostegno appare un processo strutturale, tanto economico quanto sociale.

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